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Come migliorare il software libero in Europa

Dal 6 gennaio al 3 febbraio 2026 la Commissione Europea raccoglie commenti, suggerimenti, opinioni, ricerche su come ridurre la dipendenza dell’unione europea sul fronte digitale tramite il software libero. Più in particolare:

  • facilitare l’adozione del software libero da privati cittadini, aziende private e pubbliche e incoraggiare le società a contribuire allo sviluppo del software libero;
  • dare una spinta allo sviluppo della competitività nei settori open source emergenti nell’unione europea;
  • rafforzare la posizione delle start-up nell’ecosistema dell’innovazione (che non ho ben capito cosa voglia dire).

Il testo originale, chiamato call for evidence, è qui. Il modulo per inviare i propri commenti è qui.

Sto cercando di raccogliere le idee su quest’argomento e avrei in effetti qualche suggerimento, che nei prossimi giorni proporrò alla Commissione. Cerco di trascriverle qui anche per raccogliere pareri.

La prima cosa che mi viene da dire è che mi piacerebbe che il software libero fosse sviluppato parallelamente ad una generalizzata disaffezione rispetto ai grandi colossi di Internet. Intendo dire che vorrei che in Europa (ma anche altrove) non ci fosse l’accentramento di troppo potere legato alla sfera del digitale, come ad esempio succede con le grosse società della sigla GAFAM. Non so dire se software libero e, ad esempio, decentralizzazione, siano legati, sicché qui dico solo che vorrei che andassero a braccetto. Poi magari scopriremo che la cosa è automatica, chissà.

Quindi per aumentare lo sviluppo del software libero non vorrei che ci fossero strumenti come github gestiti però da una azienda europea. Vorrei invece che ci fossero strumenti analoghi, realizzati esclusivamente con software libero, e forniti da tante diverse aziende private e/o pubbliche. Mentre ovviamente l’azienda privata che vuole raccogliere su di sè il massimo numero di clienti cerca di isolarli dalla concorrenza col meccanismo del lock-in, nel nostro caso immagino un ecosistema nel quale tutti si possano scambiare dati. Credo che qualcosa di simile stia nascendo ora con forgejo.it che offre il servizio basandosi sul software forgeio. Ci sono comunque già parecchie realtà dove si realizzano servizi, per utenti e per sviluppatori, interamente basati su software libero, come ad esempio framasoft in Francia.

Alla base della federazione tra i vari software/servizi ci potrebbe essere il protocollo ActivityPub, ormai abbastanza rodato e già ampiamente utilizzato da molti, ad esempio PeerTube (pubblicazione di video), Mastodon (microblogging), Forgejo (repository GIT), WordPress (blog), NextCloud (condivisione file ad altro), Friendica (social network), PixelFed (social basato su immagini), Mobilizon (gestione eventi) e appuntamenti), Ghost (siti web), BookWyrm (social di lettori) e flohmarkt (vendite e acquisti online). Ci sono dei limiti a questo protocollo, ad esempio attualmente non può sempre essere verificata l’età di un utente, quindi non è facile limitare l’accesso ai social ai minori di 14 anni (l’età può essere verificata, ma non è un controllo obbligatorio). Ciononostante è un buon protocollo e vorrei che fosse adottato e migliorato per le esigenze che possono emergere.

ActivityPub non è uno strumento per l’autenticazione, difatti internamente utilizza OAuth 2.0 per autenticare gli utenti, e un meccanismo diverso per autenticare le applicazioni; invece è un protocollo per inviare a, modificare in e cancellare contenuti da un server, nonché notifiche e contenuti da un sistema ad un altro. ActivityPub è attualmente sviluppato dal W3C, una organizzazione senza scopo di lucro basata nel Massachussets.

Una cosa molto importante è che non penso sia necessario sviluppare software da zero in Europa. Credo che sia invece molto importante condividere questi sviluppi con tutto il mondo. Se ad esempio ci fosse un progetto open source sviluppato in Giappone e gestito tramite gitLab, io vorrei che si partecipasse a quel progetto facendo in modo che tutti se ne avvantaggiassero. Magari gli europei contribuirebbero a funzionalità usate solo in questo continente, ma finché non ci fossero divergenze sullo sviluppo del progetto, manterrei lo sviluppo comune, magari con un mirror europeo del repository.

Ci sono alcune cose che mi piacerebbe vedere implementate in Europa, con software libero. Una di queste è alla base della rete Internet, cioè l’emissione e gestione di certificati SSL, come fa ad esempio Let’s Encrypt, che è di una organizzazione senza scopo di lucro basata in California e chiamata Internet Security Research Group.

Al di là dello scenario generico con varie piattaforme federate che offrono servizi diversi, credo sarebbe importante fare crescere qui in Europa alcuni servizi, che per me dovrebbero essere basati su software libero.

Visto che alla base di tutte o quasi tutte le applicazioni c’è uno strato di persistenza, credo che l’agevolazione dell’adozione del software libero sarebbe più semplice se ci fossero incentivi economici per le aziende che si equipaggiassero, in casa, con personale specifico per la gestione di database. Ad esempio, una società che acquista un sistema ERP o anche un piccolo gestionale, spesso può scegliere il database da usare. Come viene fatta la scelta? Ovviamente l’azienda vuole limitare i costi e quindi sceglie il database al costo minore delle licenze e del contratto di manutenzione. Sappiamo che il software libero non ha costi di licenza, ma ha la manutenzione. Questa però è offerta ancora da poche aziende e capita che abbia costi maggiori rispetto alla controparte con software proprietario. Una soluzione sarebbe quella di assumere come dipendente, oppure come consulente esterno, una persona o più persone ad un costo contenuto grazie all’incentivo. Oppure di formare personale nuovo o già esistente grazie a corsi di formazione a costo agevolato. Questo sarebbe aggiunto al piatto della bilancia, in favore della scelta del software libero. Con, indirettamente, l’aumento dell’occupazione e l’aumento della diffusione della conoscenza sui database liberi come ad esempio PostgreSQL, MariaDB.

Un altro fronte sul quale la Commissione potrebbe agire è quella degli incontri tra sviluppatori e tra utilizzatori. Questi incontri rafforzano le comunità, mettono in contatto persone, mostrano le novità. In alcuni casi sono organizzati direttamente da aziende, in altri invece c’è qualche volontario che lo fa, anche cercando sponsor aziendali. Non si tratta mai di eventi che richiedono budget enormi, e spesso i volontari si occupano di tutto, sicché quello servirebbe è un metodo per pubblicizzarli, il pagamento delle aule e magari anche di un servizio di trasmissione in rete, il rimborso delle spese per i relatori. Purtroppo su questo fronte siamo parecchio indietro, soprattutto in Italia: eventi come il pgDay mancano a tutti quelli che vi hanno partecipato. Altri, come il LinuxDay, potrebbero essere organizzati meglio.

Un ulteriore punto di vista è quello di spingere l’adozione del software libero partendo dall’alto: la Commissione potrebbe finanziare le nazioni, o le regioni o anche le singole municipalità in modo che le amministrazioni pubbliche adottino veramente il software libero. Questa non è una cosa semplice: in passato è successo, con grandi città europee (si veda qui un’esame a posteriori di come il comune di Monaco di Baviera abbia adottato il software libero dal 2006 al 2017 circa), che sia stato tentato l’abbandono dei prodotti di Microsoft Office, ma questo tentativo ha trovato molti detrattori sia tra chi era in una posizione dirigenziale sia tra i vari utenti, che sono normalmente contrari a qualsiasi cambiamento, finché, dopo qualche anno, la Microsoft ha proposto qualche accordo, tipo di dare le licenze gratis per due anni, e si è ripresa il comune. Il comune ha vantato il risparmio, anche se temporaneo, la Microsoft ci ha inizialmente rimesso un po’, e tutto è tornato come prima. Per evitare di cadere in questi pasticci la Commissione potrebbe far nascere dei centri di competenza con personale qualificato che conosce il software libero e il dominio dell’amministrazione pubblica, e questi centri dovrebbero agevolare l’adozione del software libero nelle amministrazioni pubbliche. (Esempi di strade abbandonate a Torino: la (prima?) decisione del comune di Torino di adottare il software libero nel 2017; la nota del CSI Piemonte del 2019 che decantava il software libero e lo dava per assodato e disponibile; una seconda decisione di adottare il software libero a Torino a novembre 2022).

Addendum del 18 gennaio 2026. Durante l’estate del e2025 la ministra danese alle politiche digitali, Caroline Stage, ha dichiarato di voler abbandonare Microsoft e i suoi prodotti per passare a equivalenti commerciali, a partire da LibreOffice e proseguendo con l’auspicio di sviluppare tutto l’occorrente sotto l’egida della comunità europea (vedi la notizia su massa-critica, il sole 24 ore, digital day, macitynet). Stesso discorso per la città di Lione, in Francia (vedi la notizia su the register, europa, il software, marco’s box). Oltre alle notizie iniziali, non ci sono informazioni successive che descrivano l’andamento delle transizioni proposte.

(Questa pagina non è ancora completa: sto raccogliendo ancora idee, ma accetto già commenti da tutti.)

Linuxday 2024 e la voglia di piccole realtà

Qualche giorno fa ho assistito al Linuxday di Torino e sono stato colpito dalla presentazione tenuta da Boris Budini e Redon Skikuli e intitolata «Rise against Big Tech with open source» (la cui presentazione è disponibile qui).
Hanno esposto quello che penso sia il frutto della loro esperienza a proposito di LibreLabs e di Cloud68.co. E questa esperienza è molto interessante: come riuscire a mettere su una infrastruttura gestita completamente da software libero, per l’hosting di applicazioni e servizi anch’essi liberi, senza mai ricorrere a nessuna delle grandi società come quelle conosciute con la sigla GAFAM.

Beh, ovviamente non potevano scendere in dettagli, anzi, non potevano neppure fare un riassunto a grandi linee, perché in un’ora si fa appena in tempo a scalfire la superficie di un argomento così vasto.

Ma la cosa importante è stata l’esortazione a fare qualcosa di simile un po’ ovunque. Loro hanno la base in Albania, ma ci sono servizi simili anche altrove. Ad esempio hanno citato chatons, in Francia.

Allora la domanda sorge spontanea: cosa c’è di simile in Italia?

Linux Day 2022 a Torino

Il 22 ottobre 2022 sono stato al Linux Day di Torino, dove ho tenuto un intervento su come vengono memorizzati i dati (file, directory, device, raid, LVM). Non ho avuto modo di seguire molti altri interventi perché è stata un’occasione per rivedere di persona alcune persone che bene o male gravitano attorno al mondo Linux e all’open source in genere.

Lascio qui la presentazione in formato PDF; qui la presentazione HTML.

Configurazione dei computer per tutticonnessi

Dall’inizio della diffusione del Corona virus e della conseguente maggiore adozione della didattica digitale integrata, ho partecipato all’associazione tutticonnessi che raccoglie, aggiusta, aggiorna e distribuisce strumenti per seguire le lezioni a distanza.

Provo qui a descrivere il procedimento completo per l’aggiornamento di computer portatili che arrivano con vecchie versioni di Windows. Il sistema operativo Windows viene mantenuto solo se ha la licenza in regola, altrimenti in teoria si passerebbe a quello Linux, ma nella realtà non sono stati trovati computer senza licenza in regola. A proposito della licenza ricordo che questa è a volte legata all’hardware (e viene chiamata OEM), mentre altre è stata comprata a parte. In entrambi i casi la licenza viene ceduta con l’hardware dall’azienda che fa la donazione a tutticonnessi.

La prima cosa da fare è capire di che computer si tratta, quindi vanno controllati marca, modello, CPU, memoria RAM, chiave di attivazione di Windows, versione del BIOS e versione di Windows. Per alcune di queste informazione riporto alcuni comandi che vanno eseguito dal prompt di Windows eseguito come amministratore:

  • Numero di serie: wmic bios get SerialNumber
  • Versione del BIOS: wmic bios get SMBIOSBIOSVersion
  • Chiave di Windows: wmic path softwarelicensingservice get OA3xOriginalProductKey

La chiave di Windows a volte si trova stampata su un’etichetta presente sul retro del portatile o nel vano della batteria. Più di recente si è diffusa quella digitale, riconoscibile da un adesivo viola quadrato con l’emblema di Windows, anchìesso spesso sul retro del portatile.

Per l’aggiornamento vanno prima tolti tutti i programmi che non ci interessano. Spesso i computer che riceviamo sono di aziende che li riformattano prima di consegnarli, ma capita che questa riformattazione sia fatta con qualche immagine di Windows già preconfezionata dell’azienda stessa. A volte quindi ci sono applicazioni e configurazioni particolari. L’elenco del software già installato è quello presente nel pannello di controllo.

Installazione di browser. Vengono installati sia Google Chrome che Mozilla Firefox. Con entrambi ci si collega a duckduckgo e si installa l’estensione che viene subito proposta, cosicché le ricerche verranno fatte su un motore di ricerca meno invasivo di quello predefinito. Il browser predefinito viene impostato come Firefox. Con Chrome, dopo aver installato dukduckgo, va fatta una prima ricerca durante la quale il browser propone di ripristinare il motore di ricerca Google, ma ovviamente si deve dire di no.

Pubblicità e altri accessi ad Internet. Windows presenta a schermo vari annunci, inoltre fa ricerche su Internet, spesso non richieste, come quando si apre il menu «Start», cioè quello principale di Windows, e si comincia a scrivere l’inizio del comando, vengono mostrati i risultati della ricerca tra i menu e di una ricerca ulteriore su Internet, magari per proporre un programma non ancora installato. Un altra occasione è quella della schermata di blocco, che ogni tanto contiene informazioni aggiuntive e annunci.

  • Per eliminare la ricerca del menu «Start» bisogna agire su 3 policy di gruppo. Partire dall’editor delle policy di gruppo (gpedit.msc) e selezionare: Criteri Computer Locale > Configurazione Computer > Modelli amministrativi > Componenti di Windows > Certa. Qui abilitare i tre criteri «Non consentire le ricerche Web», «Non cercare nel Web o visualizzare risultati Web per la ricerca» e «Non cercare nel Web o visualizzare risultati Web per la ricerca con connessioni a consumo».
  • Per le pubblicità nella schermata di blocco, usare Impostazioni> Personalizzazione > Schermata di blocco e impostare lo sfondo su «Immagine». Inoltre disattivare «Visualizza informazioni, suggerimenti e altro da Windows e Cortana nella schermata di blocco».
  • Per togliere quelle dal menu «Start» andare in Impostazioni > Personalizzazione > Start e cambiare in «Mostra occasionalmente suggerimenti in Start» e impostarlo su «Disattivato».
  • Per toglierle dalla barra delle applicazioni, andare su Impostazioni > Sistema > Notifiche e azioni e disattivare l’opzione «Ottieni suggerimenti durante l’uso di Windows».
  • Per ultimo, gli annunci ai nuovi utenti: aprire Impostazioni > Sistema > Notifiche e disattivare «Mostra l’esperienza di benvenuto di Windows quando eseguo l’accesso per evidenziare le novità»; oppure «Mostra configurazione e personalizzazione di Windows dopo gli aggiornamenti e occasionalmente quando eseguo l’accesso per segnalare le novità e i suggerimenti».

Riduzione del menu Start. Il menu di Windows 10 contiene, oltre ai programmi che vengono mostrai a sinistra, delle aree chiamate «Produttività», «Esplora» e altre, che vengono mostrate sulla destra. Per toglierle, posizionarsi sulla doppia linea sulla destra del nome dell’area, una alla volta, e col menu contestuale scegliere «Rimuovi gruppo da Start».

Pulizia disco. Una volta completati gli aggiornamenti all’ultima versione di Windows 10, attualmente è la 21H2, si deve avviare il programma di pulizia del disco, come amministratore. Dopo aver scelto il disco, normalmente è C:, da pulire, si dovranno attendere alcuni minuti mentre viene fatto l’elenco delle cose che si possono cancellare e la valutazione dello spazio che si libererebbe. Vanno selezionati, in questo elenco, anche le voci più corpose: «File di ottimizzazione recapito», «Installazioni di Windows precedenti». Questa cancellazione libera dai 20 ai 35Gb, che non sono pochi!

Installazione programmi. Oltre ai due browser Firefox e Chrome, vanno installati l’ultima versione di LibreOffice (con la guida in italiano), Microsoft Teams, SumatraPDF (o Adobe Reader).

Avvio automatico. All’acceso a Windows vengono avviati automaticamente alcuni programmi. Non sono tutti necessari, soprattutto se il computer è vecchiotto e non ha tante risorse. Per disattivare quelli in eccesso, avviare «Gestione attività» dal menu contestuale sulla barra di Windows, selezionare «Più dettagli» nella parte bassa della finestra e poi «Avvio» nella parte alta. Disabilitare: Cortana, Microsoft OneDrive.

Deframmentazione. Dopo aver liberato decine di gigabyte è utile ottimizzare il file system. Avviare l’utility di deframmentazione disco, selezionare il disco di sistema C: e premere il bottone «Analizza», prima, e dopo «Ottimizza». Armarsi di tanta pazienza e aspettare il termine dell’attività.

G Suite for Education (parte 1)

Beh, come tutti al mondo ormai sappiamo, quella che era l’emergenza coronavirus si sta rivelando un fenomeno lungo. Le scuole, con tempi di partenza molto diversi una dall’altra e con velocità completamente disomogenee, si sono organizzate per cercare di portare avanti la didattica tramite la rete Internet.

Si sono subito presentati parecchi problemi, come ad esempio: il dover scegliere una soluzione software capace di supportare la didattica a distanza, la formazione degli insegnanti, la fornitura di hardware agli insegnanti e agli studenti che ne sono sprovvisti, la scelta di hardware e software per gli alunni, il problema del supporto alle famiglie che si trovano a dover seguire i figli a casa oltre che a dover lavorare, e altro ancora.

In una scuola con la quale ho a che fare è stato scelto di adottare la soluzione di Google che si chiama «G Suite for Education». È sostanzialmente un agglomerato di servizi già noti principalmente composto da: la posta elettronica di gmail, i documenti di testo e i fogli elettronici di docs, lo spazio disco su drive, il calendario calendar, la rubrica contacts, la lavagna jamboard e, naturalmente, le video chiamate tramite Meet (ex Hangouts). Il tutto con la necessità di operare con un dominio Internet gestito tramite Google, il quale, Google, promette di confinare tutte le comunicazioni (non si può accedere ad una video chiamata o mandare un email o condividere un file se non si ha un account Google con un indirizzo email di quel dominio) e di non spiare per nulla i dati, i quali sono tutti di proprietà della scuola.

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