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Cable Matters — Adattatore da USB a Ethernet 2,5G

Ho un computer ASUS ZenBook 14″ che non ha una scheda di rete cablata. Ha ovviamente il Wi-Fi (802.11ac), ma pur connesso ad un buon access point, non raggiunge le prestazioni che uno si aspetterebbe. Il portatile è fornito di un adattatore da USB a Ethernet da 1000mbit/s, che funziona bene ma volevo cambiarlo in previsione del passaggio alla connessione Internet da 2,5Gbit/s. L’ASUS ha varie porte USB, delle quali le due sulla sinistra sono 3.2 Gen 2, che dovrebbero raggiungere la stratosferica velocità di 10gbit/s. Ho quindi acquistato un adattatore da USB a Ethernet, e già che c’ero, ho preso quello che supporta i 2,5gbit/s che si stanno diffondendo nelle case grazie alla connessione in fibra FTTH. Quello che ho preso è della Cable Matters, con attacco Type-A e Type-C, entrambi presenti sul portatile. Ho collegato l’adattatore e l’ho provato sia con Debian GNU/Linux 11 che con Microsoft Windows 11, arrivando alle stesse prestazioni.

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Configurazione dei computer per tutticonnessi

Dall’inizio della diffusione del Corona virus e della conseguente maggiore adozione della didattica digitale integrata, ho partecipato all’associazione tutticonnessi che raccoglie, aggiusta, aggiorna e distribuisce strumenti per seguire le lezioni a distanza.

Provo qui a descrivere il procedimento completo per l’aggiornamento di computer portatili che arrivano con vecchie versioni di Windows. Il sistema operativo Windows viene mantenuto solo se ha la licenza in regola, altrimenti in teoria si passerebbe a quello Linux, ma nella realtà non sono stati trovati computer senza licenza in regola. A proposito della licenza ricordo che questa è a volte legata all’hardware (e viene chiamata OEM), mentre altre è stata comprata a parte. In entrambi i casi la licenza viene ceduta con l’hardware dall’azienda che fa la donazione a tutticonnessi.

La prima cosa da fare è capire di che computer si tratta, quindi vanno controllati marca, modello, CPU, memoria RAM, chiave di attivazione di Windows, versione del BIOS e versione di Windows. Per alcune di queste informazione riporto alcuni comandi che vanno eseguito dal prompt di Windows eseguito come amministratore:

  • Numero di serie: wmic bios get SerialNumber
  • Versione del BIOS: wmic bios get SMBIOSBIOSVersion
  • Chiave di Windows: wmic path softwarelicensingservice get OA3xOriginalProductKey

La chiave di Windows a volte si trova stampata su un’etichetta presente sul retro del portatile o nel vano della batteria. Più di recente si è diffusa quella digitale, riconoscibile da un adesivo viola quadrato con l’emblema di Windows, anchìesso spesso sul retro del portatile.

Per l’aggiornamento vanno prima tolti tutti i programmi che non ci interessano. Spesso i computer che riceviamo sono di aziende che li riformattano prima di consegnarli, ma capita che questa riformattazione sia fatta con qualche immagine di Windows già preconfezionata dell’azienda stessa. A volte quindi ci sono applicazioni e configurazioni particolari. L’elenco del software già installato è quello presente nel pannello di controllo.

Installazione di browser. Vengono installati sia Google Chrome che Mozilla Firefox. Con entrambi ci si collega a duckduckgo e si installa l’estensione che viene subito proposta, cosicché le ricerche verranno fatte su un motore di ricerca meno invasivo di quello predefinito. Il browser predefinito viene impostato come Firefox. Con Chrome, dopo aver installato dukduckgo, va fatta una prima ricerca durante la quale il browser propone di ripristinare il motore di ricerca Google, ma ovviamente si deve dire di no.

Pubblicità e altri accessi ad Internet. Windows presenta a schermo vari annunci, inoltre fa ricerche su Internet, spesso non richieste, come quando si apre il menu «Start», cioè quello principale di Windows, e si comincia a scrivere l’inizio del comando, vengono mostrati i risultati della ricerca tra i menu e di una ricerca ulteriore su Internet, magari per proporre un programma non ancora installato. Un altra occasione è quella della schermata di blocco, che ogni tanto contiene informazioni aggiuntive e annunci.

  • Per eliminare la ricerca del menu «Start» bisogna agire su 3 policy di gruppo. Partire dall’editor delle policy di gruppo (gpedit.msc) e selezionare: Criteri Computer Locale > Configurazione Computer > Modelli amministrativi > Componenti di Windows > Certa. Qui abilitare i tre criteri «Non consentire le ricerche Web», «Non cercare nel Web o visualizzare risultati Web per la ricerca» e «Non cercare nel Web o visualizzare risultati Web per la ricerca con connessioni a consumo».
  • Per le pubblicità nella schermata di blocco, usare Impostazioni> Personalizzazione > Schermata di blocco e impostare lo sfondo su «Immagine». Inoltre disattivare «Visualizza informazioni, suggerimenti e altro da Windows e Cortana nella schermata di blocco».
  • Per togliere quelle dal menu «Start» andare in Impostazioni > Personalizzazione > Start e cambiare in «Mostra occasionalmente suggerimenti in Start» e impostarlo su «Disattivato».
  • Per toglierle dalla barra delle applicazioni, andare su Impostazioni > Sistema > Notifiche e azioni e disattivare l’opzione «Ottieni suggerimenti durante l’uso di Windows».
  • Per ultimo, gli annunci ai nuovi utenti: aprire Impostazioni > Sistema > Notifiche e disattivare «Mostra l’esperienza di benvenuto di Windows quando eseguo l’accesso per evidenziare le novità»; oppure «Mostra configurazione e personalizzazione di Windows dopo gli aggiornamenti e occasionalmente quando eseguo l’accesso per segnalare le novità e i suggerimenti».

Riduzione del menu Start. Il menu di Windows 10 contiene, oltre ai programmi che vengono mostrai a sinistra, delle aree chiamate «Produttività», «Esplora» e altre, che vengono mostrate sulla destra. Per toglierle, posizionarsi sulla doppia linea sulla destra del nome dell’area, una alla volta, e col menu contestuale scegliere «Rimuovi gruppo da Start».

Pulizia disco. Una volta completati gli aggiornamenti all’ultima versione di Windows 10, attualmente è la 21H2, si deve avviare il programma di pulizia del disco, come amministratore. Dopo aver scelto il disco, normalmente è C:, da pulire, si dovranno attendere alcuni minuti mentre viene fatto l’elenco delle cose che si possono cancellare e la valutazione dello spazio che si libererebbe. Vanno selezionati, in questo elenco, anche le voci più corpose: «File di ottimizzazione recapito», «Installazioni di Windows precedenti». Questa cancellazione libera dai 20 ai 35Gb, che non sono pochi!

Installazione programmi. Oltre ai due browser Firefox e Chrome, vanno installati l’ultima versione di LibreOffice (con la guida in italiano), Microsoft Teams, SumatraPDF (o Adobe Reader).

Avvio automatico. All’acceso a Windows vengono avviati automaticamente alcuni programmi. Non sono tutti necessari, soprattutto se il computer è vecchiotto e non ha tante risorse. Per disattivare quelli in eccesso, avviare «Gestione attività» dal menu contestuale sulla barra di Windows, selezionare «Più dettagli» nella parte bassa della finestra e poi «Avvio» nella parte alta. Disabilitare: Cortana, Microsoft OneDrive.

Deframmentazione. Dopo aver liberato decine di gigabyte è utile ottimizzare il file system. Avviare l’utility di deframmentazione disco, selezionare il disco di sistema C: e premere il bottone «Analizza», prima, e dopo «Ottimizza». Armarsi di tanta pazienza e aspettare il termine dell’attività.

Linux e chip audio ALC294 su Asus ZenBook 14 UM433DA / UX434DA

Un po’ più di anno fa ho acquistato uno ZenBook 14 UX434DA per un ragazzino che doveva usarlo per la scuola. Gil ho ho montato, oltre al Windows preinstallato, Linux Debian sul quale ho avuto molte difficoltà con l’audio: a volte funzionava, altre volte era completamente muto, altre volte si sentivano rumoracci. Chiaramente con questi problemi non era possibile partecipare alle lezioni a distanza con Google Meet.

Ho fatto parecchi aggiornamenti, passando dalla Debian 10 alla 11, ho spulciato decine (centinaia?) di forum, ho studiato il chipset e il driver linux. Ci sono molte indicazioni su: lo stato del chip viene lasciato inadeguato da Windows quando questo viene sospeso e poi si passa a Linux, il volume ha solo le possibilità spento e massimo, il modulo del kernel richiede un parametro per far riconoscere esattamente quale chipset c’è su questo portatile, eccetera. Tutto vano.

Questo fine settimana ho ripreso in mano il portatile deciso ad averla vinta su lui.

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SQL Server 2005 e file «sparse» su NTFS

Di recente mi hanno chiesto di sistemare un vecchio sistema che da qualche giorno non funzionava più: un database di SQL Server era in stato «suspect» e non si riusciva più ad accedervi.

La macchina era piuttosto vecchia: Windows Server 2003 a 64 bit, SQL Server 2005 a 64 bit; il tutto su ESXi. Era un sistema di produzione, con un applicativo — baan IV — in via di migrazione alla nuova versione (dopo oltre 10 anni di onorata carriera su IBM AIX e Informix e gli ultimi anni su questo Windows Server con SQL Server).

Il sistemista locale faceva il backup con Veeam, sia della intera macchina virtuale, sia dei database, ma da qualche mese il backup di SQL Server falliva, sicché quest’ultimo era stato disabilitato. Invece il backup della macchina virtuale completa girava regolarmente. Per non si sa quale motivo, il sistema si è automaticamente riavviato e SQL Server ha smesso di funzionare.

Mi soffermerò qui su alcuni brevi passaggi che hanno portato alla soluzione del problema.

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L’underscore nel nome del dominio Windows

Ho configurato un server con AD FS, il sistema di Windows per l’autenticazione federata, usando un dominio che contiene un underscore nel nome. Durante l’impostazione del nome dell’account per il servizio, ho indicato l’utente con il suo UPN, cioè nella nuova forma nome.utente@nome.dominio e non nella vecchia forma NOMEDOMINIO\nomeutente. Il pannello per la configurazione ha mostrato il nome nel formato vecchio, togliendo l’underscore dal nome del dominio, che è diventato EOM01 anziché EOM_01, ma ha continuato a mostrare anche il nome corretto nel tooltip.

Tutto questo mi ha fatto fare dei controlli sull’utente e sul dominio, ma non ho trovato nulla di anomalo. Ho cercato per ore, invano.

Poi mi sono accorto che il carattere dopo l’underscore era sottolineato, cioè era EOM01. Questo mi ha fatto scervellare finché ho capito: nel disegnare l’interfaccia, i programmatori hanno messo il nome del dominio dentro un’etichetta, la quale interpreta l’underscore per indicare la scorciatoia da tastiera per l’azione legata generalmente a quell’etichetta.

Difatti, ecco qui la pagina per gli sviluppatori sulla classe Label dei widget di Windows.

Ho segnalato la cosa a Microsoft qui.