Archivi giornalieri: 16 Gennaio 2026

Come migliorare il software libero in Europa

Dal 6 gennaio al 3 febbraio 2026 la Commissione Europea raccoglie commenti, suggerimenti, opinioni, ricerche su come ridurre la dipendenza dell’unione europea sul fronte digitale tramite il software libero. Più in particolare:

  • facilitare l’adozione del software libero da privati cittadini, aziende private e pubbliche e incoraggiare le società a contribuire allo sviluppo del software libero;
  • dare una spinta allo sviluppo della competitività nei settori open source emergenti nell’unione europea;
  • rafforzare la posizione delle start-up nell’ecosistema dell’innovazione (che non ho ben capito cosa voglia dire).

Il testo originale, chiamato call for evidence, è qui.

Sto cercando di raccogliere le idee su quest’argomento e avrei in effetti qualche suggerimento, che nei prossimi giorni proporrò alla Commissione. Cerco di trascriverle qui anche per raccogliere pareri.

La prima cosa che mi viene da dire è che mi piacerebbe che il software libero fosse sviluppato parallelamente ad una generalizzata disaffezione rispetto ai grandi colossi di Internet. Intendo dire che vorrei che in Europa (ma anche altrove) non ci fosse l’accentramento di troppo potere legato alla sfera del digitale, come ad esempio succede con le grosse società della sigla GAFAM. Non so dire se software libero e, ad esempio, decentralizzazione, siano legati, sicché qui dico solo che vorrei che andassero a braccetto. Poi magari scopriremo che la cosa è automatica, chissà.

Quindi per aumentare lo sviluppo del software libero non vorrei che ci fossero strumenti come github gestiti però da una azienda europea. Vorrei invece che ci fossero strumenti analoghi, realizzati esclusivamente con software libero, e forniti da tante diverse aziende private e/o pubbliche. Mentre ovviamente l’azienda privata che vuole raccogliere su di sè il massimo numero di clienti cerca di isolarli dalla concorrenza col meccanismo del lock-in, nel nostro caso immagino un ecosistema nel quale tutti si possano scambiare dati. Credo che qualcosa di simile stia nascendo ora con forgejo.it che offre il servizio basandosi sul software forgeio. Ci sono comunque già parecchie realtà dove si realizzano servizi, per utenti e per sviluppatori, interamente basati su software libero, come ad esempio framasoft in Francia.

Alla base della federazione tra i vari software/servizi ci potrebbe essere il protocolloActivityPub, ormai abbastanza rodato e già ampliamente utilizzato da molti, ad esempio PeerTube (pubblicazione di video), Mastodon (microblogging), Forgejo (repository GIT), WordPress (blog), NextCloud (condivisione file ad altro), Friendica (social network), PixelFed (social basato su immagini), Mobilizon (gestione eventi) e appuntamenti), Ghost (siti web), BookWyrm (social di lettori) e flohmarkt (vendite e acquisti online). Ci sono dei limiti a questo protocollo, ad esempio attualmente non può sempre essere verificata l’età di un utente, quindi non è facile limitare l’accesso ai social ai minori di 14 anni (l’età può essere verificata, ma non è un controllo obbligatorio). Ciononostante è un buon protocollo e vorrei che fosse adottato e migliorato per le esigenze che possono emergere.

ActivityPub non è uno strumento per l’autenticazione, difatti internamente utilizza OAuth 2.0 per autenticare gli utenti, e un meccanismo diverso per autenticare le applicazioni; invece è un protocollo per inviare a, modificare in e cancellare contenuti da un server, nonché notifiche e contenuti da un sistema ad un altro. ActivityPub è attualmente sviluppato dal W3C, una organizzazione senza scopo di lucro basata nel Massachussets.

Una cosa molto importante è che non penso sia necessario sviluppare software da zero in Europa. Credo che sia invece molto importante condividere questi sviluppi con tutto il mondo. Se ad esempio ci fosse un progetto open source sviluppato in Giappone e gestito tramite gitLab, io vorrei che si partecipasse a quel progetto facendo in modo che tutti se ne avvantaggiassero. Magari gli europei contribuirebbero a funzionalità usate solo in questo continente, ma finché non ci fossero divergenze sullo sviluppo del progetto, manterrei lo sviluppo comune, magari con un mirror europeo del repository.

Ci sono alcune cose che mi piacerebbe vedere implementate in Europa, con software libero. Una di queste è alla base della rete Internet, cioè l’emissione e gestione di certificati SSL, come fa ad esempio Let’s Encrypt, che è di una organizzazione senza scopo di lucro basata in California e chiamata Internet Security Research Group.

Al di là dello scenario generico con varie piattaforme federate che offrono servizi diversi, credo sarebbe importante fare crescere qui in Europa alcuni servizi, che per me dovrebbero essere basati su software libero.

Visto che alla base di tutte o quasi tutte le applicazioni c’è uno strato di persistenza, credo che l’agevolazione dell’adozione del software libero sarebbe più semplice se ci fossero incentivi economici per le aziende che si equipaggiassero, in casa, con personale specifico per la gestione di database. Ad esempio, una società che acquista un sistema ERP o anche un piccolo gestionale, spesso può scegliere il database da usare. Come viene fatta la scelta? Ovviamente l’azienda vuole limitare i costi e quindi sceglie il database al costo minore delle licenze e del contratto di manutenzione. Sappiamo che il software libero non ha costi di licenza, ma ha la manutenzione. Questa però è offerta ancora da poche aziende e capita che abbia costi maggiori rispetto alla controparte con software proprietario. Una soluzione sarebbe quella di assumere come dipendente, oppure come consulente esterno, una persona o più persone ad un costo contenuto grazie all’incentivo. Oppure di formare personale nuovo o già esistente grazie a corsi di formazione a costo agevolato. Questo sarebbe aggiunto al piatto della bilancia, in favore della scelta del software libero. Con, indirettamente, l’aumento dell’occupazione e l’aumento della diffusione della conoscenza sui database liberi come ad esempio PostgreSQL, MariaDB.

Un altro fronte sul quale la Commissione potrebbe agire è quella degli incontri tra sviluppatori e tra utilizzatori. Questi incontri rafforzano le comunità, mettono in contatto persone, mostrano le novità. In alcuni casi sono organizzati direttamente da aziende, in altri invece c’è qualche volontario che lo fa, anche cercando sponsor aziendali. Non si tratta mai di eventi che richiedono budget enormi, e spesso i volontari si occupano di tutto, sicché quello servirebbe è un metodo per pubblicizzarli, il pagamento delle aule e magari anche di un servizio di trasmissione in rete, il rimborso delle spese per i relatori. Purtroppo su questo fronte siamo parecchio indietro, soprattutto in Italia: eventi come il pgDay mancano a tutti quelli che vi hanno partecipato. Altri, come il LinuxDay, potrebbero essere organizzati meglio.

Un ulteriore punto di vista è quello di spingere l’adozione del software libero partendo dall’alto: la Commissione potrebbe finanziare le nazioni, o le regioni o anche le singole municipalità in modo che le amministrazioni pubbliche adottino veramente il software libero. Questa non è una cosa semplice: in passato è successo, con grandi città europee, che sia stato tentato l’abbandono dei prodotti di Microsoft Office, ma questo tentativo ha trovato molti detrattori sia tra chi era in una posizione dirigenziale sia tra i vari utenti, che sono normalmente contrari a qualsiasi cambiamento, ma dopo qualche anno (uno, forse due), la Microsoft ha proposto qualche accordo, tipo di dare le licenze gratis per due anni, e si è ripresa il comune. Il comune ha vantato il risparmio, anche se temporaneo, la Microsoft ci ha inizialmente rimesso un po’, e tutto è tornato come prima. Per evitare di cadere in questi pasticci la Commissione potrebbe far nascere dei centri di competenza con personale qualificato che conosce il software libero e il dominio dell’amministrazione pubblica, e questi centri dovrebbero agevolare l’adozione del software libero nelle amministrazioni pubbliche. (esempi di strade abbandonate: la (prima?) decisione del comune di Torino di adottare il software libero nel 2017; la nota del CSI Piemonte del 2019 che decantava il software e lo dava per assodato e disponibile; una seconda decisione di adottare il software libero a Torino a novembre 2022).

(Questa pagina non è ancora completa: sto raccogliendo ancora idee, ma accetto già commenti da tutti.)