{"id":405,"date":"2020-05-07T22:36:36","date_gmt":"2020-05-07T21:36:36","guid":{"rendered":"http:\/\/eppesuigoccas.homedns.org\/wordpress\/?p=405"},"modified":"2020-05-07T22:40:08","modified_gmt":"2020-05-07T21:40:08","slug":"g-suite-4-education-parte-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.sguazz.it\/index.php\/archives\/405","title":{"rendered":"G Suite for Education (parte 1)"},"content":{"rendered":"<p>Beh, come tutti al mondo ormai sappiamo, quella che era l&#8217;emergenza coronavirus si sta rivelando un fenomeno lungo. Le scuole, con tempi di partenza molto diversi una dall&#8217;altra e con velocit\u00e0 completamente disomogenee, si sono organizzate per cercare di portare avanti la didattica tramite la rete Internet.<\/p>\n<p>Si sono subito presentati parecchi problemi, come ad esempio: il dover scegliere una soluzione software capace di supportare la didattica a distanza, la formazione degli insegnanti, la fornitura di hardware agli insegnanti e agli studenti che ne sono sprovvisti, la scelta di hardware e software per gli alunni, il problema del supporto alle famiglie che si trovano a dover seguire i figli a casa oltre che a dover lavorare, e altro ancora.<\/p>\n<p>In una scuola con la quale ho a che fare \u00e8 stato scelto di adottare la soluzione di Google che si chiama \u00ab<a href=\"https:\/\/edu.google.com\/products\/gsuite-for-education\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">G Suite for Education<\/a>\u00bb. \u00c8 sostanzialmente un agglomerato di servizi gi\u00e0 noti principalmente composto da: la posta elettronica di <em>gmail<\/em>, i documenti di testo e i fogli elettronici di <em>docs<\/em>, lo spazio disco su <em>drive<\/em>, il calendario <em>calendar<\/em>, la rubrica <em>contacts<\/em>, la lavagna <em>jamboard<\/em> e, naturalmente, le video chiamate tramite <em>Meet<\/em> (ex <em>Hangouts<\/em>). Il tutto con la necessit\u00e0 di operare con un dominio Internet gestito tramite Google, il quale, Google, promette di confinare tutte le comunicazioni (non si pu\u00f2 accedere ad una video chiamata o mandare un email o condividere un file se non si ha un account Google con un indirizzo email di quel dominio) e di non spiare per nulla i dati, i quali sono tutti di propriet\u00e0 della scuola.<\/p>\n<p><!--more-->La scuola ha scelto questa soluzione perch\u00e9 promette di mantenere la \u00abprivacy\u00bb, cio\u00e8, siccome i dati sono della scuola e Google non li guarda, allora si tratta di una soluzione sicura. Questo \u00e8 ovviamente sviante perch\u00e9 il servizio \u00e8 fornito da Google, su server di Google, per il quale viene fatto il backup dei dati su altrettanti server di Google ai quali, ad esempio, il governo americano pu\u00f2 chiedere di accedere come e quando gli pare. E poi, se anche Google non guardasse i dati (cosa che comunque non possiamo controllare) di certo controlla i metadati: Google sa da che IP ci colleghiamo e quindi conosce probabilmente via e numero di casa nostra (non a caso, con\u00a0 le antenne contenute nelle google car che scattano foto per street view, google mappa geograficamente tutti gli <em>access point<\/em> che rileva; oppure se la maestra ha un telefono Android sul quale c&#8217;\u00e8 un account Google che viene anche usato sul browser, allora la posizione viene presa da l\u00ec), in quali orari ci mettiamo all&#8217;opera, quanto tempo dedichiamo allo studio; ma se poi consideriamo che gli studenti non usano quasi mai la navigazione anonima offerta dai browser, allora il cookie della sessione Google rimane nel browser e quindi, se dopo l&#8217;orario di scuola loro fanno una semplice ricerca sul suo motore di ricerca, ecco che Google continua ad imparare cose sul nostro studente. Lo stesso se va su youtube. Lo stesso se va sull&#8217;oltre 90% dei siti web, i quali contengono annunci pubblicitari gestiti da Google.<\/p>\n<p>Ma lasciamo stare le motivazioni che hanno spinto questa \u2014 e chiss\u00e0 quante altre \u2014 scuola a scegliere la G Suite for Education.<\/p>\n<p>In questa pagina vorrei riportare il primo di una serie di articoli atti a cercare di aiutare a migliorare la didattica portata avanti con la G Suite.<\/p>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Come fare delle video chiamate che permettano alla classe di essere divisa in gruppi<\/h2>\n\n\n\n<p>Una delle cose che secondo me si fanno facilmente in classe, ma vengono dimenticate appena si passa alla didattica in rete \u00e8 la possibilit\u00e0 di dividere gli alunni in gruppi. Quello che in classe era \u00abfate questo lavoro con il vostro compagno\u00bb, oppure \u00abdividetevi in gruppi da quattro\u00bb, \u00e8 possibile anche lavorando in rete. Non si fa con una opzione presente nel corso della video lezione, ma va in qualche modo realizzata a mano. Ci sono vari modi per farlo, ma quello che mi \u00e8 parso migliore \u00e8 quello presentato nel video (in inglese americano) che riporto sotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Sostanzialmente l&#8217;insegnante prepara sul calendario Google vari appuntamenti ai quali associa le stanze di Google Meet, tutti concomitanti; il prima \u00e8 quella della lezione comune, nel quale inserisce tutti gli indirizzi degli alunni in modo che ricevano l&#8217;invito e ce l&#8217;abbiano nel loro calendario, le altre stanze sono una per ogni gruppo di alunni. In questi ultimi appuntamenti non si inserisce nessun alunno perch\u00e9 non si vuole che vengano mandati i relativi inviti. Per comodit\u00e0 le stanze diverse dalla prima sono chiamate con l&#8217;elenco dei nomi degli alunni del gruppo assegnato alla stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi l&#8217;insegnante prepara un documento di testo condiviso con gli alunni, nel quale scrive in ogni riga i partecipanti ad un gruppo, un gruppo per linea del documento, e trasforma la linea di testo in un collegamento che punta direttamente alla stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Al momento opportuno durante la lezione, l&#8217;insegnante condivide il testo e invita gli alunni a fare click sul proprio nome in modo da finire nella stanza ad essi assegnata e svolgere il lavoro in gruppo. L&#8217;insegnante potr\u00e0 sempre inserirsi nelle stanza degli alunni e partecipare ai vari gruppi.<\/p>\n\n\n\n<p>Punti d&#8217;attenzione: l&#8217;accesso alla stanza non \u00e8 controllato, vale a dire che un alunno che voglia entrare in un altro gruppo lo pu\u00f2 fare semplicemente facendo click al link corretto nel documento condiviso dall&#8217;insegnante. Inoltre, non c&#8217;\u00e8 modo di richiamare l&#8217;attenzione dell&#8217;insegnante da dentro la stanza, quindi gli allievi devono attendere che l&#8217;insegnante vi partecipo o dovranno cercarla, magari nella stanza comune.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Google Meet - Creating Class Breakout Rooms\" width=\"625\" height=\"352\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/KI3wprQEz4c?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Spero che questo primo articolo sia utile. Il prossimo tra qualche giorno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Beh, come tutti al mondo ormai sappiamo, quella che era l&#8217;emergenza coronavirus si sta rivelando un fenomeno lungo. Le scuole, con tempi di partenza molto diversi una dall&#8217;altra e con velocit\u00e0 completamente disomogenee, si sono organizzate per cercare di portare avanti la didattica tramite la rete Internet. 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